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Fini non se ne va dal Pdl... ed ora "scaccia" Berlusconi
“FUORI DAL PARTITO GL'INDAGATI”
L'ex missino prepara uno "gambetto giustizialista" per il Cavaliere
Bossi: “E ognuno se ne andrà per la sua strada”
(Aggiornamento)
di Redazione. Il Cavaliere rischia di pagare cara la sua titubanza nell'allontanare dal Pdl la "serpe in seno", politicamente parlando, Gianfranco Fini. Il presidente della Camera ha fatto subito propria la sparata di un suo "pasdaran" che pretendeva le dimissioni di un paio di esponenti del centrodestra coinvolti nelle indagini sulla cosiddetta P3. Anzi, intervenendo a un raduno napoletano dei suoi fans, ha alzato il tiro: il criterio giustizialista nel Pdl deve essere applicato come regola generale, al di là dei fatti di questi giorni. Dunque, ha sentenziato Fini, "mantenere incarichi per chi è indagato è una questione di opportunità politica che deve far riflettere".

DELEGITTIMAZIONE. Tradotto dal politichese, il monito finiano si legge così: "Chi è finito nel mirino della magistratura deve mollare la poltrona per il bene del partito". Il presidente della Camera si sarebbe scomodato per una coppia di coordinatori del Pdl? Difficile crederlo: in quell'anatema indiscriminato c'è l'indirizzo del destinatario, cioè Silvio Berlusconi, oggetto un giorno sì e uno pure di iniziative dei giudici. Insomma, una palese delegittimazione del leader, una sorta di impeachment per estromettere il Cavaliere dalla vita politica.

FURBETTI. E non è tutto. Fini ha preso a pretesto la "questione morale" anche per pugnalare alle spalle la Lega. Il Carroccio è stato accusato di "tutelare i furbetti garantendo loro un salvacondotto": il riferimento è al sostegno che la Lega ha offerto alle famiglie di allevatori che si sono ribellate alle discriminatorie quote latte. Primo colpo basso, poi l'affondo più pesante, addirittura contro i cardini del federalismo fiscale cioè l'introduzione negli enti locali di quei parametri (sul modello della Lombardia e delle altre regioni efficienti) che dovranno porre fine agli sprechi.

"NON SI REGGE". Ebbene, il giro di vite al meridione a Fini non piace troppo: "Passare alla spesa standard rischia di danneggiare il Sud". Insomma, i presupposti per un autunno caldo ci sono tutti. E Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl alla Camera, non può che prendere atto della situazione: "Alla lunga - ha rilevato - l’equilibrio interno di un partito così non regge. In questo modo Fini devasta il partito".

VERSO L'ESPULSIONE?
Intanto nel Pdl la situazione sta prendendo la piega inevitabile. Umberto Bossi, che finora aveva fatto da pompiere, ora ha preso una posizione più decisa. A proposito della continua guerra di logoramento tra Fini e Berlusconi, il Senatur ha dichiarato che “ognuno andrà per la sua strada”. Esito inevitabile dell'incomunicabilità tra i due: “Non si incontrano, non si parlano... E se non si incontrano, se non si trovano ha concluso Bossi - vuol dire che non vogliono trovarsi”. “Questo però non vuol dire che si va alle elezioni – ha detto il segretario della Lega -: io voglio portare a casa il federalismo. Le Regioni sono senza soldi e mi ammazzano se non porto a casa il federalismo. Voglio far passare il federalismo prima delle elezioni”. Ma la parola fine alla guerriglia partigiana di Fini contro il centrodestra potrebbe venire molto presto. Da insistenti indiscrezioni risulta che il 30 luglio si dovrebbe tenere un ufficio di presidenza del Pdl con all’ordine del giorno l’espulsione dal partito di Gianfranco Fini e tre suoi fedelissimi.

27 luglio 2010 (aggiornato al 28 luglio)

 

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