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Fiat in Serbia, Calderoli: “Ma c'è un conto da pagare” “PRENDONO AIUTI E SE NE VANNO” |
Il ministro: “Non si può mangiare con gli incentivi e poi alzarsi da tavola come nulla fosse”. “Da Belgrado facilitazioni per i torinesi”
di Redazione. Milàn - “Se ne andranno all'estero lasciando a casa gli operai? Gli faremo pagare il conto per quanto hanno ricevuto in tutti questi anni dallo Stato”. Roberto Calderoli non ci sta: all'annunciato progetto Fiat di spostare in Serbia la produzione dei modelli Multipla e Lancia Musa, il ministro della Semplificazione normativa spara un colpo di avvertimento. “A me interessa poco di cosa la Fiat voglia andare a fare in Serbia – chiarisce -, a me interessa che lo stabilimento di Mirafiori resti aperto e siano garantiti i livelli occupazionali, investendo come si è fatto a Pomigliano”.
QUANTO RICEVUTO. Prima di aprire le ostilità, Calderoli offre ancora una possibilità all'azienda torinese: “Ho fiducia – afferma - nel tavolo promosso dal nostro Roberto Cota a Torino la prossima settimana, diversamente saremmo costretti a far pagare il conto non soltanto alla Fiat, ma a tutte le altre imprese, di quanto hanno ricevuto in questi decenni dallo Stato, perché, torno a ripetere, non si può pensare di sedersi ad un tavolo, mangiare con aiuti di Stato e incentivi e poi andarsene senza pagare il conto!”.
STRAORDINARIA OPPOSIZIONE. Già l'altro giorno il ministro leghista aveva definito “ipotesi che non sta nè in cielo nè in terra” il progetto dell'ad del Lingotto, Marchionne, relativo allo spostamento di una produzione da Mirafiori in Serbia. “Se si tratta di una battuta, magari fatta per portare a più miti consigli i sindacati – aveva detto Calderoli - sappia che comunque non fa ridere nessuno, diversamente sappia che troveranno da parte nostra una straordinaria opposizione”.
MOLTE FACILITAZIONI. E dopo la minaccia ecco l'arma pronta ad essere puntata perchè, sono sempre parole di Calderoli, “non si può pensare di sedersi a tavola, mangiare con gli incentivi per l'auto e gli aiuti di Stato e poi alzarsi e andarsene senza nemmeno aver pagato il conto”. Le parole dell'esponente del Carroccio segnano una inversione di tendenza epocale nell'attitudine dei governi romani, in particolare di quelli del centrosinistra, veri “apripista” delle delocalizzazioni. Intanto Zoran Mihajlovic, presidente dei sindacati di Fiat Automobile Serbia (Fas), spiega che “il governo (serbo, ndr) ha concesso molte facilitazioni alla Fiat per attrarre l'investimento”.
24 luglio 2010 |
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