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TOTTI PIANGE E ROMA FOTTE: LA “CAPITALE” SI BOCCIA I TAGLI |
L'Urbe non ridimensiona: aumenta assessori e indennità
di Paola Galli. Roma (Italia) – Capitale sì, ma di sé stessa: Roma dei tagli a cui sono chiamate tutte le città italiane e padane, se ne frega perchè vive in un altro mondo, nel limbo tutto suo delle vacche sempre grasse. Cosi se il calciatore Francesco Totti “piange” perchè i padani non amano l'Urbe (“loro sono invidiosi, e io non rispondo a gente che non canta l'inno di Mameli”, si lamenta) la politica capitolina “fotte”, come si suol dire a Napoli: Roma rifiuta di ridimensionare certi costi di "apparato" non propriamente indispensabili, anzi li incrementa con voto unanime e trasversale del suo consiglio comunale.
IN BARBA AI VIRTUOSI. Lo sfregio ai Comuni virtuosi è stato consumato l'altro giorno in Campidoglio, con l'approvazione all’unanimità del testo sul decreto per Roma capitale, cioè la sciagurata contropartita corrisposta dal Consiglio dei ministri in cambio del via libera al federalismo fiscale. L'Urbe, già sollevata dai vincoli del patto di stabilità, già beneficiata dell'obolo annuale di un 300-500 milioni di euro per far fronte ai suoi debiti apocalittici, ora provvede a “tagliarsi” i tagli sollecitati dal governo per affrontare la crisi.
BOCCIATURE E AUMENTI. Il governo ha chiesto di ridurre da 60 a 48 l'esercito dei consiglieri comunali? Roma boccia. Il governo ha sollecitato la diminuzione dei Municipi, portandoli dagli attuali 19 a 12? Roma boccia ancora. Il governo chiede un contenimento generale delle spese e degli incarichi? E, tanto per cominciare, Roma risponde votando l'aumento degli assessori da 12 a 15.
INDENNITA' DI FUNZIONE. Non solo, dato che la città acquista ora un particolare ruolo in virtù del famoso decreto di Roma capitale, ecco per sindaco, presidente dell’assemblea, assessori e presidenti dei Municipi le nuove indennità di funzione, così come vi sarà un adeguamento per i gettoni dei consiglieri comunali. Anche questo è il prezzo romano di un federalismo fiscale che, per ora, fa soltanto recriminare l'accantonamento dell'opzione secessionista.
21 luglio 2010 |
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