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TRIESTE, CASINO A CIELO APERTO LA LEGA: “RONDE ANTIPROSTITUTE” |
Alla testa dei volontari il deputato del Carroccio Fedriga
di Paola Galli. Trieste – Il centro di Trieste ridotto a un bordello a cielo aperto e le forze dell'ordine non intervengono, mentre il centrodestra sottovaluta il problema e il Pd pretende tolleranza ad ogni costo. Partono così le Ronde antiprostituzione, per sensibilizzare le autorità e sfidare il lassismo della sinistra. A organizzarle è il deputato della Lega Nord Massimo Fedriga, pronto a scendere in strada già dal prossimo 2 agosto, alla testa di un nutrito gruppo di volontari del decoro urbano e della lotta al malcostume. La prima ronda avrà per teatro le zone fra Ponterosso e la stazione ferroviaria, affollate da ogni genere di praticante del meretricio che espone bene in vista la propria mercanzia.
SQUALLIDA COMPRAVENDITA. La squallida compravendita, fa notare Fedriga, avviene sotto gli occhi dei minori e alimenta il degrado cittadino: “E' ora – afferma il parlamentare - che questo spettacolo indecente abbia fine”. Lo scopo, spiega, è quello di “tutelare tutti quei cittadini che si sono rivolti alle istituzioni e che da queste non hanno avuto risposte concrete al problema del debellamento della prostituzione a Trieste”. Secondo la segretaria regionale del Pd in Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, che interviene perdendo l'ennesima occasione per starsene zitta, tutto ciò avverrebbe a causa di presunti tagli alle forze dell'ordine che, pure, dispongono degli organici più numerosi in rapporto alla popolazione rispetto alle polizie di tutti gli altri stati europei. I volontari delle ronde di Fedriga dimostreranno che per rispondere ai cittadini sarebbe sufficiente un po' di buona volontà.
DECRETO MARONI. La Serracchiani chiama in causa Roberto Maroni ignorando che il ministro dell'Interno ha già fatto ampiamente la sua parte: il suo decreto in materia di sicurezza del 25 luglio 2008 ha consentito un po' ovunque (tranne che a Trieste) l'emissione di ordinanze contro la prostituzione di strada, applicate persino in Comuni della “rossa” Emilia Romagna: è il caso di Piacenza, Parma, Ravenna, e varie località della provincia di Bologna, mentre a Rimini il questore ha fatto riferimento a una sentenza della corte costituzionale che classifica come “soggetto pericoloso” per la sicurezza e la moralità pubblica (dunque passibile di diffida e allontanamento) chi vive “del provento della propria prostituzione e venga colto nel palese esercizio di detta attività”. Trieste può uscire dal letargo, le ronde le daranno la sveglia.
15 luglio 2010 |
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