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Le pretese dei rom "milanesi": altro che integrazione
Caro direttore,
nei giorni scorsi è nuovamente scoppiata una rivolta dei rom presenti a Milano, i quali hanno messo a ferro e fuoco la città (con la promessa di bruciare tutto se non vengono accettate le loro richieste), per il fatto che il comune voglia chiudere il loro campo nomadi. Non bastassero le proteste inscenate, che hanno causato molti disagi ai cittadini, sono giunte dagli stessi rom richieste che evidenziano la loro volontà di voler sovrastare i residenti milanesi, e tutti coloro che ormai a Milano vivono da anni.
Le pretese riguardano, in primis, l’assegnazione per ogni nucleo familiare rom di un’abitazione a prezzi sostenibili (ma se girano in Mercedes, la casa non possono comprarla come fanno tutti?!), alla faccia di chi è da anni in graduatoria per avere l’agognata casa, di chi ha lavorato una vita ma purtroppo non è riuscito ad avere un alloggio; si pensi ai nostri anziani che spesso sono vittime di questi meccanismi. In secondo luogo, la comunità rom vuole il diritto all’autodeterminazione, ossia il divieto da parte di soggetti esterni (Comune e Provincia) di intervenire nella gestione della comunità stessa. Resterebbe dunque una terra di nessuno, dove non ci sarebbero più controlli, con le conseguenze che si possono immaginare. Questo episodio segna ancora una volta il disinteresse all’integrazione con la popolazione che li ospita; al contrario ogni volta si vede la loro arroganza nel voler avere tutto e subito. Tutto questo però dovrebbe far sorgere un domanda: ma essendo loro nomadi, non dovrebbero essere sempre in giro? Perché invece si stanziano in modo permanente sul nostro territorio?

Igor Mana
(Lega Nord sezione di Mondovì)

 

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