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ESONDAZIONI, LA DENUNCIA DI UNA STUDIOSA
Egregio direttore,
non basta il "j'accuse" della gente, contro l'inerzia di amministratori che hanno trascurato il territorio locale. Il problema delle ricorrenti esondazioni e delle conseguenti frane, come pure quello degli incendi boschivi, non va ascritto alle calamità naturali, che mettono in ginocchio l'intero Paese. Il problema non va risolto con interventi di "emergenza", che lasciano immutato lo "status quo", o con miseri indennizzi elargiti alla povera gente danneggiata, evacuata e che sprofonda in una miseria sempre più nera, perchè ha perso raccolti, animali e fonte di sussistenza. Nella fattispecie, il Governo si fa beffe di tale gente, facendola "contenta e gabbata, "perchè lascia che ritorni ad abitare e a lavorare su territori “perennemente a rischio". Il problema, a mio avviso, è più grave di quanto si pensi.

Ci si piange addosso, anzichè studiare la dinamica dell'evento calamitoso, che deve essere "previsto" e gestito, attraverso un "Organico Piano Pluriennale di Prevenzione" delle Calamità "relativamente Naturali". Attenzione,gente. I Signori del Governo e, nello specifico, del Dipartimento della Protezione Civile di Roma, sono in possesso, da anni, di un efficace Progetto Pluriennale di Prevenzione, con il quale si può evitare che le acque dei fiumi o dei torrenti straripino o che un incendio, anche di lieve entità, divori un intero bosco. Sono una docente, titolare di due Progetti di Prevenzione delle calamità, che ha dovuto ricorrere al Presidente della Repubblica, per farli arrivare sui tavoli dei Responsabili di detto Dipartimento, affinchè ne valutassero la reale validità, ampiamente documentata, sul piano dell'efficacia e della fattibilità, da ingegneri di diversi CNR regionali. Non si degnano neanche di rispondermi.

Da anni la medesima inerzia... E se si trattasse di una volontà politica a lasciare le cose come stanno, per i "propri interessi"? Non è possibile che non debbano inviare un cenno di riscontro, ai cittadini che pagano le tasse anche per mantenerli in servizio. Se volete, potrete visionare tali Progetti, per farli analizzare da personale competente. Non dovete che richiedermeli. Però qualche presa di posizione "decisa", va assunta: pubblicarli attraverso blog di un certo spessore, pubblicarli su qualche quotidiano, non di parte, per chiamare in causa i responsabili del Governo, o manifestare in gruppo in piazza, davanti al Dipartimento a Roma... Non so. Voi che ne dite? Insieme, a più voci, di solito si ottiene qualcosa... Attendo una riga.

Paola Abate


Gentile Signora,
noi non siamo degli “addetti ai lavori” nel campo della Protezione Civile, ma abbiamo maturato la convinzione che molti eventi calamitosi siano solo in parte da imputare alla sorte avversa. Spero che la riga che attende da noi le giunga invece da chi ha il compito di prevenire disastri e calamità.


G. F.

 

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